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Le malattie sessualmente trasmesse: nuove possibilità diagnostiche

A cura di : dr. S. Cerchiai, Biologo Responsabile del Laboratorio dell’Istituto di Ricerche Cliniche “Ecomedica”, Empoli 

Il termine malattie sessualmente trasmesse (MST) è relativamente recente e riunisce tutte le patologie infettive nelle quali la trasmissione dell’agente eziologico avviene attraverso il contatto sessuale.
Tutte le MST sono giudicate ‘gravi” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in quanto rappresentano, sebbene in maniera diversa, una seria minaccia, per la salute essendo la causa di sterilità, infecondità, aborti, cecità, cancro; rappresentano inoltre un serio pericolo per i neonati, ai quali possono essere trasmesse dalle madri al momento del parto. Poterle controllare diventa quindi essenziale per il raggiungimento del benessere fisico, sociale e psicologico della popolazione. 

Nei paesi industrializzati, le modificazioni dei comportamenti sessuali e l’introduzione degli antibiotici hanno determinato una drastica riduzione delle malattie veneree tradizionali, mentre abbiamo assistito alla diffusione delle cosidette MST di “seconda generazione” che includono, le infezioni da Chlamydia trachomatis, Mycoplasmi urogenitali, Herpes virus (HSV), Papillomavirus (HPV), l’epatite B e l’HIV.
Il panorama internazionale rivela che negli USA dal 1995 l’infezione da Chlamydia trachomatis risulta la patologia infettiva più notificata seguita a breve distanza dalla gonorrea e dall’AIDS. In Europa le MST sono al secondo posto, dopo le malattie dell’apparato respiratorio, come causa di morbilità ad eziologia infettiva.
Ad esempio, l’infezione da Chlamydia trachomatis è la responsabile principale in oltre il 40% dei casi di uretrite non gonococciche e postgonococciche. La sintomatologia, quando presente, è caratterizzata dai segni di uretrite, epididimite o prostatite nell’uomo, e di endocervicite nella donna. Non infrequenti nella donna le complicazioni rappresentate da periepatiti, gravidanze ectopiche e sterilità. Nel neonato da madre infetta è possibile il verificarsi di un’oftalmia o di una polmonite da chlamydia. 

Le MST richiedono quindi strategie diagnostiche e terapeutiche sempre più efficaci per giungere rapidamente alla diagnosi, scegliendo le indagini di laboratorio più idonee, con una corretta fase preanalitica e un’attenta interpretazione finale dei risultati. 

La diagnosi di laboratorio viene effettuata con la rilevazione del patogeno da materiali biologici come liquido seminale, urina primo getto e screeping endouretrale nel maschio, tampone endocervicale ed endouretrale nella donna. 

L’identificazione di un germe è spesso difficile con le tecniche immunoenzimatiche normalmente in uso, perché scarsamente sensibili: occorre cioè che siano presenti molti microorganismi per permetterci di individuarli. Si calcola che sia necessaria la presenza di almeno 100.000 molecole appartenenti ad un virus , per consentirne il riconoscimento in un campione con le comuni tecniche immuenzimatiche
La applicazione della biologia molecolare, consente invece di riconoscere un microorganismo anche quando nel campione in studio siano presenti poche molecole; teoricamente ne puo’ bastare una sola! 

La nuova tecnologia si chiama PCR(Polymerase Chain Reaction) o Reazione a Catena della Polimerasi.

Si tratta di una tecnica complessa mediante la quale si può amplificare ( = copiare più volte) in provetta un segmento del materiale cromosomico (DNA o RNA) di un batterio o di virus. Cosi’ in poche ore, si può generare 1 miliardo di molecole identiche, rendendo riconoscibile un microorganismo altrimenti non rilevabile. 

L’ applicazione introduzione presso il nostro laboratorio delle nuove metodiche diagnostiche in PCR permette di diagnosticare infezioni “nascoste” spesso presenti in forme di prostatiti, vescicoliti, uretriti cronicizzate e resistenti alle comuni terapie. Lo specialista andrologo potrà cosi’ applicare una terapia antibiotica specifica e mirata. 

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informazioni generali

studi

Paolo Michele Giorgi, specialista in Andrologia ed Endocrinologia (iscriz. all'Ordine dei Medici della Provincia di Lucca n°1744 del 11.6.'86, codice Regione Toscana n° 754960)