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Le normali dimensioni del pene

Dottore, le mie “misure” sono normali?
Questa è una domanda ricorrente negli ambulatori Specialistici di andrologia e soprattutto per pazienti di giovane età, rappresenta un frequente motivo di consultazione. Riguardo alle normali dimensioni nel nostro ceppo etnico, riportiamo alla lettera quanto pubblicato dal più classico dei testi di anatomia impiegato da sempre nel corso di laurea “Istituzioni di Anatomia dell’Uomo” di Chiarugi e Bucciante (Vallardi Edt) : ” ….Nulla è più variabile delle dimensioni del pene e più precisamente della parte libera di esso, specialmente secondo lo stato di flaccidità e di erezione. Nell’adulto, a pene flaccido, la lunghezza media è intorno ai 10 cm con una circonferenza di 9 cm; in erezione completa diventerebbe in media lungo 15 cm con una circonferenza di 12 cm..”.La vera condizione di iposviluppo (“micropene”, lunghezza in erezione completa inferiore ai 10 cm nell’adulto) interessa un numero estremamente limitato di casi. Nella maggioranza dei casi che si presentano all’osservazione andrologica, lo sviluppo del pene non è da considerarsi veramente patologico, ma si situa tuttavia nell’ambito del percentile piu’ basso della media. Si tratta di condizioni in cui la lunghezza massima durante erezione raggiunge 11-12 cm con circonferenza ridotta. Frequentemente è presente un profondo disagio

Quali sono le possibilita’ terapeutiche?
La terapia farmacologica con ormoni (per via iniettiva, orale o transdermica) è riservata solo ai rari casi di ipogonadismo, cioe’ condizioni in cui tutto lo sviluppo dei caratteri sessuali primari (testicolo) e secondari (pene, peluria, barba, prostata etc) è insufficiente a causa della carenza di ormoni androgeni. Generalmente un periodo di 6-12 mesi di terapia ormonale eseguita in ambito specialistico andrologico o endocrinologico, è idoneo ad indurre una normale “virilizzazione” del soggetto. L’applicazione locale di pomate al testosterone, metodica divulgata talvolta anche su siti medici, non trova nessun razionale utilizzo nell’adulto che non sia affetto da ipogonadismo. Infatti nell’adulto in cui si sia già completata la maturazione puberale in modo corretto, i tessuti del pene non sono più sensibili a stimolazione ormonale. La terapia chirurgica si applica nel soggetto adulto. L’intervento consente al pene di sporgere maggiormente dalla parete addominale ed acquistare “visibilità”. E’ realizzabile anche in anestesia spinale e richiede routinariamente una notte di ricovero. Consiste nell’incidere i legamenti sospensori del pene, associando eventualmente a seconda del singolo caso, la rimozione del grasso sovrapubico (falloplastica di allungamento) per “spianare” al massimo la parete addominale stessa; il risultato consiste nell’aumentata estensione del pene di circa 2 cm, apprezzabile soprattutto durante lo stato di flaccidità. Si consideri che , dopo l’intervento, durante erezione il pene puo’ perdere “verticalità” ed assumere un direzione orizzontale ; non vi sono invece modificazioni della rigidità e della sensibilità locale. L’accesso chirurgico non determina cicatrici residue visibili. Questo tipo di intervento non modifica il diametro e la circonferenza del pene. Attualmente non esistono metodiche chirurgiche affidabili per accrescere il diametro del pene. L’inserimento di materiale grasso o artificiale (lipo-pene-scultura, fallopica additiva) prospettato da alcune scuole chirugiche, determina nella nostra esperienza un rapido riassorbimento nel tempo dello stesso materiale inserito e la frequente insorgenza di fatti infiammatori locali che possono determinare anche retrazioni delle tuniche di rivestimento dei corpi cavernosi con danni al meccanismo erettivo. In sostanza è allo stato attuale lo riteniamo sconsigliabile. Molto recentemente sono stati messi a punto speciali dispositivi penieni detti “estensori“; si tratta di dispositivi ampiamente reclamizzati anche in rete , che indossandoli esercitano una trazione graduabile sui tessuti del pene con l’obiettivo di stimolarne la crescita , fenomeno effettivamente presente su altri organi estremamente più semplificati rispetto al pene, come la cute. Riguardo all’impiego di questi strumenti di trazione , non disponiamo al momento di sufficienti dati scientifici pubblicati in letteratura internazionale che ci consentono di affermarne la sicurezza e tantomeno l’efficacia .Si sconsiglia quindi assolutamente un impiego “fai da te” senza alcun controllo medico. L’unico impiego “medico” finora utilizzato, prevede l’uso di strumenti di trazione dopo chirurgia peniena , per mantenere i tessuti al riparo da retrazioni cicatriziali. Qualora si sia intrapreso autonomamente un trattamento con estensori, è auspicabile che il paziente effettui un controllo specialistico eventualmente integrato da una valutazione ecografica per la sorveglianza di possibili effetti dannosi da trauma sulle tuniche di rivestimento e sui corpi cavernosi del pene. Ancora in rete, specie su siti esteri, sono spesso presentate tecniche naturali, “ginnastiche” , in grado di stimolare la crescita del pene; si tratta di metodiche prive di ogni fondamento scientifico capaci di indurre la crescita solo dei guadagni del venditore. Altrettanto possiamo dire di creme o inguenti di formidabile efficacia e misteriosa preparazione, quasi sempre definiti come naturali e privi di ogni rischio per la salute. Esistono poi condizioni di curvature anomale del pene (“recurvatum”) , che possono essere congenite, dovute ad asimmetria di sviluppo dei corpi cavernosi o dell’uretra, o acquisite dopo traumi o fibrosi. Devono essere distinte dalla curvature “fisiologiche” del pene , di grado lieve , presenti in circa l’85% dei maschi, che non devono essere quindi sottoposte a correzione. Nei casi in cui il grado di recurvatum sia tale da interferire negativamente con l’attività sessuale (difetto di rigidità e/o di mantenimento, dolore nella partner, posizioni coitali obbligate etc) , oppure sia obbiettivamente antiestetico o ancora determini un sensibile impaccio psicologico, si puo’ effettuare chirurgicamente il raddrizzamento del pene (corporopica di raddrizzamento) . L’ intervento prevede anestesia generale o spinale ed una breve degenza che si limita nella gran parte dei casi ad un’unica notte di ricovero. Nell’età puberale , quando ancora i tessuti penieni mostrano una vivace sensibilità allo stimolo ormonale, in presenza di curvature moderate, può essere saggiata la risposta ad un trattamento locale mediante gel a base di DHT, una forma particolare di testosterone.

Piccole malformazioni piuttosto frequenti sono i difetti di retrazione del prepuzio (fimosi, brevità del frenulo) che si esprimono con la difficoltà di scoprire il glande durante erezione , difficoltà che può determinare disfunzione erettile, dolore al rapporto, lacerazioni con vistosi sanguinamenti durante il rapporto, malposizioni del glande in erezione, alterazioni della sensibilità talvolta eccessiva etc. Possono essere corretti mediante semplici plastiche di allargamento associate o meno a frenulo-plastiche; si tratta di piccoli interventi chirurgici che si eseguono in regime ambulatoriale o day-hospital in anestesia locale. Sono indolori (spesso l’anestesia si limita alla applicazione di pomate anestetiche) e non necessitano di successive rimozioni di punti; dopo 2-3 settimane l’attività sessuale può essere ripresa.

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informazioni generali

studi

Paolo Michele Giorgi, specialista in Andrologia ed Endocrinologia (iscriz. all'Ordine dei Medici della Provincia di Lucca n°1744 del 11.6.'86, codice Regione Toscana n° 754960)