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Stress e Sessualità Maschile

Hans Selye, nel 1936, descriveva una sindrome, osservata nell’animale in seguito all’azione di vari agenti dannosi, caratterizzata da un’eccessiva funzione surrenalica e una ridotta funzionalità del timo e degli organi linfatici, unitamente alla mancanza di comportamenti finalizzati alla riproduzione. Egli interpreto’ questa sindrome come conseguenza di una risposta difensiva di tutto l’organismo a vari tipi di stimoli nocivi e dette a questa risposta il nome di stress.

Lo stress è pertanto una modificazione fisiologica del nostro organismo; tuttavia se troppo intensa o troppo prolungata, puo’ causare disfunzioni e malattie. La sessualità e la riproduzione sono funzioni che prima di altre , possono subire le conseguenze negative dello stress.

Come tutti sappiamo la continuità della specie è il fine ultimo biologico per cui siamo stati progettati ed elaborati durante l’evoluzione. Tutte le nostre energie fisiche e mentali sono finalizzate a questo e potremmo dire che preservare la nostra specie è la ragione essenziale per cui viviamo , anche se cio’ potrà sembrare enormemente riduttivo. 

Quando invece è il singolo individuo di una qualunque specie animale che entra in pericolo per la presenza di un fattore di stress , qualcosa cambia, anche nella specie'”homo sapiens” . Si attivano sistemi ormonali di emergenza e si disattivano per primi i sistemi ormonali che stimolano la sessualità e la riproduzione. La Natura in questo caso non pensa piu’ alla continuità della specie, pensa invece alla sopravvivenza di quel singolo individuo che è in pericolo, mettendo momentaneamente in “stand by” ‘ la funzione sessuale e quindi anche riproduttiva. 

Come avvengono queste modificazioni ormonali? si realizzano mediante l’attivazione dei sistemi neuroendocrini, che potremmo definire una interfaccia di lavoro tra la nostra attività di pensiero e le nostre funzioni ormonali. Cerchiamo di esplorarne il funzionamento: 

– il cervello avverte la presenza di condizioni ambientali avverse ( fattori di stress ) che possono essere le piu’ varie: nella specie animale ad esempio , la scarsità di cibo, una variazione climatica abnorme, la presenza nel territorio di un predatore pericoloso etc etc. Nella specie umana , fattori di stress possono essere rappresentate sia da eventi “grossolani” quali una separazione, un lutto, una forte delusione affettiva, una malattia importante, sia da piccoli ma ripetuti “disagi” del quotidiano; si pensi alla stanchezza fisica , agli orari sempre pressanti, alle troppe ore di lavoro o di studio, alla mancanza cronica di riposo e di svago, all’impegno mentale costante, al “mobbing” , le tensioni familiari etc. 

– in risposta si liberano nel cervello molte sostanze , alcune conosciute , altre a tutt’oggi ancor poco indagate. Tra le piu’ note ad esempio le sostanze oppioidi , sostanze simili alla morfina che ci aiutano a sopportare meglio fatica psichica e/o mentale, il dolore, la malattia etc . 

– Tali sostanze vanno ad agire sull’ ipotalamo e ” a cascata” sull’ ipofisi , strutture poste nel nostro cervello , che progressivamente diminuiscono la loro azione di stimolo sulla funzione sessuale e riproduttiva , spostando la loro azione di stimolo su sistemi ormonali “d’emergenza” , rappresentati ad esempio dal nostro surrene, che in risposta comincia a produrre dosi maggiori di cortisolo, un cortisone naturale, endogeno. 

– I testicoli , non piu’ stimolati efficacemente dall’ipofisi, riducono la secrezione di testosterone, riduzione che non necessariamente è un fenomeno marcato; anzi , nella gran parte dei casi le modificazioni degli ormoni centrali e periferici sono minime , ma ben concatenate tra loro, configurando un nuovo assetto ormonale d’emergenza che potremo definire ” da stress neuroendocrino” . 

L’effetto a lungo andare è una riduzione cronica del desiderio sessuale, dell’erezione , della capacità orgasmica. In sintesi tutte la fasi della risposta sessuale sono “sotto tono”. Si accompagnano senso crescente di frustazione, di malessere, di sottile depressione, che realizzano spesso un pesante circolo vizioso per l’ndividuo e piu’ in generale per la coppia. 

La storia del Paziente, la attenta valutazione della sua sintomatologia, la visita andrologica e un prelievo ematico con dosaggi ormonali mirati, ci possono far riconoscere i segni di questo quadro clinico, oggi di cosi’ frequente riscontro. 

Quali terapie? 

In condizioni naturali , l’allontanamento dal fattore di stress, fa cessare lo “stand by” della funzione sessuale e riproduttiva e si osserva lo spontaneo e graduale recupero della normalità, senza alcun intervento medico. 

Non sempre pero’ è possibile rimuovere i fattori di stress presenti e per la ripresa di una soddisfacente attività sessuale si dovrà compensare il quadro di stress neuroendocrino con l’impiego di farmaci capaci di agire a livello centrale – gonadotropina hCG, GnRH, antiprolattinemici, androgeni, etc. – e/o a livello periferico, quali i farmaci che favoriscono la capacità erettiva. In alcuni casi, oltre all’intervento farmacologico, potrà essere utile una breve psicoterapia, mirata ad insegnare al Paziente, come adattarsi ad un fattore di stress che non è possibile in alcun modo eliminare. 

Riferimenti Bibliografici

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informazioni generali

studi

Paolo Michele Giorgi, specialista in Andrologia ed Endocrinologia (iscriz. all'Ordine dei Medici della Provincia di Lucca n°1744 del 11.6.'86, codice Regione Toscana n° 754960)